AK n.14 - Autunno 2002


Articoli - Abstract

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SHELDON DEAL: IL PROFETA ITINERANTE

Sheldon Deal ha percorso più di 2 milioni di miglia in tutto il mondo, come mostra il numero di miglia accreditato sul conto del suo frequent flyer program. Una delle sue doti è quella di saper presentare una procedura kinesiologica complessa in modo semplice, preciso e praticabile. Elargisce soltanto insegnamenti che hanno dimostrato di funzionare per tutti e che non dipendono da una presenza forte o da quella ch’egli chiama “kinesiologia di fede”. È membro dell’originaria “Sporca dozzina” della KA, il gruppo di studio responsabile dell’iniziale strutturazione della kinesiologia applicata, quale era stata fondata dal dottor Goodheart. Oggi, che stia tenendo una conferenza in un paese straniero, trattando pazienti presso la sua frequentatissima clinica ambulatoriale, scrivendo un libro o presiedendo e contribuendo a definire le politiche della Commissione esaminatrice dell’ICAK, di cui è l’attuale presidente (è stato anche il terzo presidente dell’ICAK, dal 1978 al 1983), il dottor Deal resta fedele allo spirito e alla tradizione della kinesiologia applicata.
Terzo classificato al concorso di Mister America nel 1961, e primo al Mister Arizona Body Building Contest l’anno precedente, questo sessantatreenne medico e divulgatore mantiene ancora oggi il suo peso forma di 40 anni fa. Il suo stile di vita attivo lo vede girare in motocicletta o in bicicletta, pilotare aerei, giocare a racquetball, praticare il sollevamento pesi, fare escursioni e roccia, e, nei momenti meno frenetici, suonare l’organo. Trova continuamente nuovi sbocchi per mettere alla prova i suoi talenti, ottenendo numerosi riconoscimenti e partecipando a diversi educational committees (comitati didattici e formativi). In ogni attività egli dimostra un’energia inarrestabile e un’integrità che cattura lo spirito del successo.


Intervista
Ci risulta che lei sia stato membro dell’originaria “Sporca dozzina”. Com’era essere presente a quella prima riunione?
Anche se credo che nessuno dei presenti avrebbe potuto prevedere l’enorme impatto che la kinesiologia applicata avrebbe avuto sul mondo della guarigione, si avvertiva nell’aria l’inconfondibile sensazione che non si trattava di una riunione ordinaria. Sicuramente tutti noi avevamo già conosciuto il dottor Goodheart prima di quell’occasione, ma molti di noi si incontrarono allora per la prima volta. Parlammo tutti, a turno, condividendo con gli altri i nostri risultati personali, ottenuti mediante il test muscolare. Ancor prima che il meeting fosse terminato, l’inevitabile conclusione fu che dovevamo incontrarci nuovamente mettendo nero su bianco i nostri risultati e distribuendone copia a tutti i presenti.
C’è qualche ricordo particolare di quella riunione che le viene in mente?
Ricordo un certo dottor John Hughes di Ashland, Kentucky, il quale, la mattina del secondo giorno, raccontò un sogno che aveva fatto quella notte. Un angelo era andato da lui dicendogli che avrebbe potuto scegliere di trovarsi in qualsiasi posto al mondo, e lui aveva scelto proprio quella riunione dei portavoce dei gruppi di studio di Goodheart!


Le “scorciatoie” in agopuntura
di Sheldon C. Deal, DC, NMD, DIBAK

Abstract
Il presente articolo elenca varie tecniche che consentono di velocizzare il processo di verifica del fabbisogno di trattamento mediante agopuntura in un paziente. Inoltre, per il caso in cui sia accertato che il paziente necessita realmente di un intervento d’agopuntura, presentiamo un gran numero di tecniche volte ad accelerare quel dato procedimento.

Introduzione
Fin dalle mie prime esperienze nell’insegnamento della kinesiologia applicata, mi resi conto di quanto lo studio di questa disciplina poteva essere scoraggiante per il medico che vi si accostava per la prima volta, tale era la quantità dei materiali da apprendere e tanto numerose le diverse tecniche utilizzate per risolvere il problema del paziente. L’introduzione, da me operata, di “scorciatoie” fu accolta con grande entusiasmo e, fino a oggi, tale sistema ha servito egregiamente molteplici professionisti e me stesso. Quantunque – va da sé – le scorciatoie siano meglio apprezzate e comprese da chi ha imparato prima il metodo standard.
L’agopuntura è l’esempio lampante di una forma terapeutica con tante tecniche disponibili e tanti principi soggiacenti, che l’uso di scorciatoie è davvero il benvenuto. Devo chiarire al di là di ogni possibile dubbio che le tecniche qui presentate non costituiscono l’unico approccio all’eliminazione di una lesione mediante agopuntura. E queste procedure non intendono screditare alcun altro metodo, né invalidare alcuna tecnica. Chi scrive comprende pienamente che vi è più di un modo per assolvere questo compito. Il mio solo scopo è presentare un altro pezzo del puzzle: al lettore integrarlo o meno tra le sue procedure
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L’AGOPUNTURA IN KINESIOLOGIA APPLICATA: UNA RASSEGNA
di Hans Garten, MD, DIBAK

Abstract
L’agopuntura è un’arte curativa che trae origine dalla cultura orientale ed è parte integrante della medicina tradizionale cinese (Traditional Chinese Medicine, TCM).
La kinesiologia applicata (KA), in quanto prodotto occidentale, ha una base analitica, logica, che è sostenuta da modelli neurologici e d’altro tipo e, apparentemente, fornisce uno strumento logico “facile” per l’uso dell’agopuntura. Compiti difficoltosi e “mistici” come la diagnosi dei polsi e la selezione dei punti sembrano essere semplificati dallo strumento “obiettivo” del test muscolare.
Tuttavia, ai fini di una “diagnosi costituzionale”, la diagnosi dei punti dei polsi, dei punti d’allarme e della forza muscolare secondo la KA non è equivalente alla diagnosi della medicina tradizionale cinese.
E la terapia specifica della KA, fondata sulla diagnosi dei polsi specifica della KA, può fornire solo una parte dei possibili effetti dell’agopuntura.
Perché si abbia una terapia costituzionale mediante agopuntura, occorre formulare una diagnosi secondo la TCM e il trattamento deve essere effettuato di conseguenza. La selezione dei punti può essere migliorata mediante la localizzazione terapeutica e il challenge della KA.
La terapia dei muscoli disfunzionali è un tema di primaria importanza in KA. L’uso KA-specifico dell’agopuntura che consiste nel picchiettare i punti in conformità alla diagnosi con agopuntura KA-specifica non è assolutamente un modo sufficiente di imitare gli effetti di una terapia con aghi, con la corretta manipolazione dell’ago nella sede della struttura compromessa del muscolo (punti trigger, avulsioni tendinee ecc.). La terapia muscoloscheletrica è soprattutto efficace usando concezioni tratte dalla terapia manuale e da quella miofasciale. Il terapeuta deve seguire informazioni anatomiche e palpatorie e impiegare uno stimolo adeguato quale è definito dagli aspetti riflessoterapeutici dell’agopuntura. Può essere utilizzata la riflessoterapia somatotopica (orecchio, cuoio capelluto, mano e altre sedi). La funzione muscolare e la selezione di punti può essere monitorata mediante test muscolare manuale.
Il professionista che utilizza l’agopuntura nel modo descritto deve avere una conoscenza esauriente della diagnosi delle sindromi cinese e della riflessoterapia.

Parole chiave
Agopuntura, medicina tradizionale cinese (TCM), kinesiologia applicata (KA), diagnosi delle sindromi, meridiani muscolotendinei, Legge dei cinque elementi.

Introduzione
L’agopuntura, in quanto parte della TCM, è da sempre parte della scienza cinese. Questa scienza ha natura induttivo-sintetica (1) o, in altre parole, sfrutta un approccio analogico. Considera l’interrelazione di cose e fenomeni piuttosto che guardare a una cosa o a un fenomeno come al risultato conseguente di un altro fenomeno. Quest’ultimo approccio è la base della scienza logico-analitica occidentale.
I fenomeni del mondo interno ed esterno sono assemblati nei sistemi doppi di Yin e Yang e nei cinque gruppi associativi delle cinque fasi (cinque elementi).


IL SISTEMA DELL’AGOPUNTURA A SETTE ELEMENTI IN FISIOLOGIA APPLICATA
di Richard D. Utt, L.Ac.

Possano gli angeli della verità guidare la mia penna. Possa la mia mente essere libera dai vincoli dell’ego e paga delle più eque osservazioni della natura. Come un essere di luce nel piccolo dramma della vita, noi dotati di umana persuasione tendiamo a magnificare la nostra importanza nel complesso delle cose e, in misura persino maggiore, nel particolare. Caratteristica piuttosto inusuale nelle altre forme viventi della materia, abbiamo la necessità di comprendere la nostra vera natura. Dal telescopio di Galileo per l’osservazione dell’universo, al microscopio di Pasteur per l’individuazione dei germi, siamo sempre stati, nella nostra esistenza di uomini, curiosi circa la nostra stessa importanza. Guardiamo avanti per prevedere il futuro, guardiamo indietro per analizzare il passato. Osserviamo quel che percepiamo per giudicare il presente.
Nel contesto di questo brano, il mio uso del “noi” potrebbe costituire un riferimento a me stesso; un’osservazione collettiva di altri nella forma di empatia e/o simpatia con l’interezza di ciò che conta. Ciò che conta è un gioco di parole vivente [gioco di parole non traducibile in Italiano, fondato sulla vicinanza dei termini matter, “materia”, e what matters, “ciò che conta, che importa”] per quanto concerne l’esistenza del mondo materiale in rapporto a materia, tempo, luce e spazio. Divisi in solidi, liquidi e gas, pulsanti al ritmo del nostro cuore e denominati in ciascuna delle nostre parti microscopicamente dettagliate: ecco, a quanto si dice, ciò che noi siamo, divisi. L’accumularsi dei resoconti che l’uomo è andato storicamente producendo intorno alla natura dell’uomo stesso giunge oggi al suo culmine, e questo diviene sconvolgente allorché ci rendiamo conto di quanto è ancora minuscola la nostra comprensione di cosa siamo veramente. Il tessuto della nostra esistenza è, in fin dei conti, solo un mucchio di cenere? Che ne è stato di quell’essenza nota come anima, spirito, forza vitale, chi, prana e qi? Da dove è venuta, dove è andata, e che cos’era quando era qui?
L’espressione dello spirito è la presentazione delle azioni che vengono emesse dalla materia. La natura di una determinata forma di vita di reagire o rispondere secondo una scelta anziché per impulso è ciò che conferisce all’essere umano un tratto differente rispetto alle altre forme viventi. L’accumulare tutte le nostre esperienze in una data situazione, il ragionare consciamente e poi replicare costituiscono una sequenza notevole di operazioni da svolgere per un solo essere. Per la nostra stessa natura, noi abbiamo stabilito di essere illuminati, in opposizione al resto del regno animale. Quella luce è ciò a cui vorrei che tu – il lettore – pensassi.



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